Il "balon" o Pallone elastico
Stefano Bevione - originariamente pubblicato nel 1998

“…Quelli del paese già si stringevano intorno al campione. Augusto Manzo, campione italiano di pallone elastico, era arrivato su un’auto di piazza per visionare Sergio. La macchina si era parcheggiata a lato della chiesa, davanti alla privativa di Placido, e il campione stava procedendo verso il centro della piazza...” (da il racconto “Il Paese III” di Beppe Fenoglio)

Il pallone elastico, oggi chiamato ufficialmente pallapugno, (ma nella dizione locale resta il “balon”- pr. balùn) è il vero, storico sport della gente di Langa.

A dire il vero l’etichetta di sport va decisamente stretta a questo, che è in realtà un “gioco”, definizione che chiarisce subito come l’attenzione del pubblico e dei praticanti sia rivolta tanto alla contesa sportiva quanto a tutte le pratiche e le atmosfere che ruotano attorno ad una semplice partita

Per quanto riguarda i dati tecnici del gioco, è cosa che si può sbrigare, superficialmente, in poche parole, perchè per spiegarlo bene ci vorrebbe una vita. In breve: due squadre di quattro giocatori ciascuna tentano di scagliare un pallone, colpito tra polso e pugno chiuso, là dove gli avversari non hanno più modo di rimandarlo indietro. Si tratta di una tipologia di gioco abbastanza diffusa, con diverse varianti, in diverse parti d’Europa: in Toscana e nelle Marche, nei Paesi Baschi, in Normandia, nelle Fiandre.

Il pallone elastico di nostra competenza è affare privato di una fetta di Basso Piemonte e della Liguria di Ponente...

Qui intorno non c’è paese che non abbia la sua piazza (rettangolare o trapezoidale, in piano o in salita) solcata dalle linee del campo di gioco, con le grate ai vetri della chiesa, le gelosie delle case che si chiudono sbattendo la domenica dopo pranzo e qualche rete tirata tra i tetti per non perdere troppi palloni in Belbo o in Bormida. I giocatori si ritrovano a pranzo nell’osteria del paese e la partita inizia (in barba alle norme più elementari della medicina sportiva) dopo gli immancabili caffè, ammazza-caffè e sigaretta.

Spesso sono piccole armate Brancaleone quelle che prendono posto in campo: l’agricoltore settantenne dalle braccia di pietra, il sindaco, l’oste panciuto e suo figlio minore (perchè a quindici anni non si avrà un gran polso ma si è agili come gatti...). Indossano tutti e quattro magliette di colori simili e si fasciano con cura il polso che dovrà battere la palla mentre le mogli ed i vecchi spostano le panchine all’ombra. Poi giocano con grinta, commentando ogni punto con frasi che il parroco finge elegantemente di non sentire e se uno dei giocatori è andato a recuperare un pallone e tarda a trovarlo, si gioca lo stesso, tanto gli altri sono più forti comunque... e ci sono le traverse da pagare... Sulle traverse, cioè le scommesse sulla partita, e sulle relative mille storie ci sarebbe poi da aprire un capitolo a parte.

Come per tutti gli sport, anche il balon ha avuto un suo campionissimo; si tratta di Augusto Manzo di Santo Stefano Belbo, la cui rivalità con il ligure Balestra (l’apice si ebbe nelle finali del ‘51 e ‘52) assunse toni epici, paragonabili al celebre antagonismo tra Coppi e Bartali.

Ma tra i nomi celebri dello sport di Langa ricorrono anche Felice Bertola, Massimo Berruti, il primo campione Fuseri, il mitico Pompa Ghindo, oltre a mille soprannomi spassosi che nulla hanno da invidiare ai più noti nomi d’arte calcistici.

Il balon ha sempre avuto illustri tifosi e cantori; ricordiamo De Amicis, Giolitti, Einaudi, Pavese, Arpino, Caballo... Indimenticabile è poi il racconto di Fenoglio (Il Paese III), ambientato a San Benedetto con il campione Manzo che, insieme a Porello (che ancora oggi si aggira spesso al Mermet di Alba), viene a provare Sergio, una giovane promessa locale. Da leggere anche “Cent’anni di Pallone Elastico” di Mussi-Gianuzzi-Manzo (Ed. Paoline) ed il recente “Una sfida tra cielo e terra” di Giorgio Caviglia (ed. I.E.E.)